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GIROLAMO FABRIZI: la vita

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Ritratto ad olio di Girolamo Fabrizi di Vincenzo Pasqualoni, 1856
 (Acquapendente, Palazzo Comunale, sala del Sindaco) (Archivio fotografico, Biblioteca Comunale di Acquapendente)
 
Alquanto controversa è la data di nascita di Girolamo Fabrizi, (Girolamo Fabrizio per gli aquesiani), insigne medico chirurgo e anatomista di Acquapendente, al quale è stata attribuita, seppure con qualche obiezione da parte di alcuni studiosi che di lui si sono occupati nel corso delle loro ricerche, la scoperta delle valvole delle vene della circolazione sanguigna. I biografi non sono concordi nello stabilire, con esattezza, se sia l'anno 1533, come attesta il Theuli nell'Apparato Minoritico in base ad un'epigrafe andata, purtroppo, perduta che si trovava presso la Chiesa di S. Francesco a Padova dove sarebbero state seppellite le sue spoglie e quelle della moglie, nella quale si dice che "vixit annos LXXXVI , obiit an: MDCXIX ". Altri studiosi ritengono invece che debba essere posposta al 1537, come sostiene il Ghilini nel Teatro di uomini letterati. Purtroppo è impossibile, allo stato attuale, stabilire la data esatta dell'anno di nascita di Girolamo Fabrizi poiché sono andati perduti i Libri delle nascite compresi tra il 1530 e il 1547. È opinione diffusa, tuttavia, che l'anno di nascita di Girolamo Fabrizi sia il 1533. Sappiamo, invece, con esattezza che la sua morte avvenne a Padova nel 1619 come si legge nella Cronaca di Nicolò de Rossi, conservata nella Biblioteca Comunale di Padova. Anche attorno alle sue origini c'è un contrasto di opinioni: infatti mentre il Tiraboschi, nella Storia della letteratura italiana, ed il Ghillini nell'opera sopra citata, sostengono che sia nato da genitori nobili ma poveri, ed il Tomassini nella Elogia illustrium virorum dice che per la sua abilità di medico chirurgo e di insigne anatomista diede onore al "generi per se claro", alludendo alla estrazione illustre della sua famiglia, il Papadopoli, invece, nella Historia Gymnasii Patavini afferma che sia nato da "parentibus oscuris". Lo stesso cognome dell'illustre medico aquesiano è stato oggetto di numerose interpretazioni e varianti: in realtà l'ipotesi più accreditata è che la dizione esatta del cognome sia Fabrizi come attesta Pier Maria Fossati che ha condotto degli studi sulla genealogia di questo celebre personaggio, facendo riferimento sia a documenti dell'Archivio storico comunale (Consigli, Catasti, eccetera) che dell'Archivio Vescovile (Libri di nascite, matrimoni, morti, stato d'anime, Confraternite) i quali riportano il cognome "Fabritij". D'altra parte, negli atti ufficiali quali il testamento e i codicilli, lo vediamo firmarsi sempre "Girolamo Fabritij, l' Acquapendente". Nella sua cittadina di origine, tuttavia, egli è chiamato comunemente Girolamo Fabrizio. Nel 1550, Girolamo Fabrizi, all'età di diciassette anni, si recò a Padova per iniziare i suoi studi e dovette laurearsi probabilmente verso il 1559; la nomina risale invece al 1565, con ducale del Doge Girolamo Priuli del 2 aprile, in cui si dà la facoltà a Fabrizi di leggere le sue lezioni e fare "ancho l'Anathomia", con una retribuzione annua di cento fiorini. In questa cattedra, Girolamo Fabrizi succedeva a Gabriele Falloppio. Nel 1584, venne ammesso a far parte del Sacro Collegio dei Filosofi e dei Medici, nonostante l'opposizione di vari membri che dapprima gli negarono quest'onore, ma che dopo il ricorso di Fabrizi all'Ecclesio Collegio di Venezia, dovettero cedere senza discussioni. Nel 1600, fu infine confermato a vita con ducale di Marino Grimani in data 24 settembre, col titolo di Sopraordinario e l'incarico di leggere le lezioni di Anatomia, reso Sopraordinario anche per la Chirurgia nel 1603. Ben presto divenne famoso in tutta Europa e, a partire dal 1608, fu anche Cavaliere di S. Marco: questo titolo gli venne concesso, per riconoscenza, dalla Repubblica di Venezia per aver curato l'anno prima Fra Paolo Sarpi, assalito e ferito il 5 ottobre 1608. Nel 1604, Galileo Galilei, in una lettera, consiglia a Cristina di Lorena, moglie di Ferdinando I, di ricorrere alle cure di Girolamo Fabrizi per la malattia del figlio Don Carlo de Medici che allora aveva l'età di nove anni. Proprio dai Medici, Girolamo Fabrizi ricevette come segno di ricompensa per il buon esito della cura, due collane d'oro, una di otto libbre e una di 3,5 libbre. Il resoconto particolareggiato dell'attività anatomica di Fabrizi ci viene dagli Atti della Nazione Germanica Artista degli Archivi dell'Università di Padova, in cui uno dei consiglieri eletti annualmente dalla comunità studentesca tedesca, che studiava a Padova, teneva una specie di diario di tutte le lezioni, fatti e documenti importanti della comunità stessa. Proprio grazie a queste fonti si è venuti a conoscenza che nel 1592 un Consigliere della Nazione Germanica si recava da Girolamo Fabrizi a reclamare perché il Teatro anatomico dove venivano effettuate le dissezioni dei cadaveri, evidentemente crollato o inagibile, non era stato ancora restaurato. L'inaugurazione del nuovo teatro anatomico di Padova, nel 1594, si deve quindi proprio a Girolamo Fabrizi, su disegno di Paolo Sarpi, come risulta dall'epigrafe che celebra i suoi trent'anni di insegnamento presso l'Università di Padova: "Hieronimo Fabricio ab Acquapendente XXX iam annos anatom. Professore". In questi trent'anni Girolamo Fabrizi, nelle sue lezioni universitarie, si preoccupò di studiare a fondo l'anatomia umana anche attraverso la comparazione con l'anatomia animale. A Padova, Girolamo Fabrizi aveva sposato Violante Vidal o Vitali dalla quale non ebbe figli. Prese allora presso di sé una nipote dal nome Semidea, andata poi in sposa al nobile veneziano Daniele Dolfin. In realtà, non sappiamo con esattezza se ciò corrisponda a verità, Fabrizi ebbe un figlio naturale, Francesco, che rivendicò, attraverso una citazione legale, il denaro per il suo mantenimento. Probabilmente, ci fu una transazione e un accordo. Fabrizi avrebbe desiderato tanto un erede ma forse proprio l'avidità di Francesco, disposto a suscitare uno scandalo se il medico non avesse acconsentito alla sua richiesta di denaro, lo spinse ad accettare la transazione a patto che costui venisse allontanato da Padova. Alla morte di Girolamo Fabrizi, avvenuta a Padova il 21 maggio 1619, la nipote risultò l'unica beneficiaria della maggior parte della sua eredità ma nemmeno lei ebbe il tempo di poter usufruire del lascito dello zio, morendo anch'essa il 4 gennaio del 1620. Il marito di Semidea rinunciò ai diritti sull'eredità e, dopo aver intrapreso la carriera ecclesiastica, morì il 14 settembre 1631. Il patrimonio di Girolamo Fabrizi, che era andato in eredità a Semidea, passò quindi nelle mani di Francesco Benci, suo pronipote, che viveva ad Acquapendente. Girolamo Fabrizi non dimenticò mai la sua città d'origine, come testimonia il fatto che aggiungeva sempre al suo nome la dizione "ab Acquapendente" tanto che molti lo chiamavano semplicemente "l'Acquapendente". A testimonianza di questo legame intenso che lo unì alla sua città natale, oggi è a lui dedicato un monumento sulla piazza principale che porta il suo nome. Realizzato ad opera dello scultore senese Tito Sarrocchi venne inaugurato il 29 agosto 1888 attraverso una solenne commemorazione.


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