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GIROLAMO FABRIZI: l'attività scientifica

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Ritratto ad olio di Girolamo Fabrizi di Vincenzo Pasqualoni, 1856
 (Acquapendente, Palazzo Comunale, sala del Sindaco) (Archivio fotografico, Biblioteca Comunale di Acquapendente)
 
L'attività di Girolamo Fabrizi cominciò tardi, intorno ai cinquanta anni, e durò ininterrottamente fino al 1618, un anno prima della morte.

 L'attività anatomica: le opere anatomiche più famose di Girolamo Fabrizi sono il De venarum ostiolis e il De formato foetu. Nel De venarum ostiolis, egli descrive, per primo, le valvole delle vene. Valvole venose erano state descritte da G. B. Canani di Ferrara, ma si trattava di valvole ostiali, mentre Girolamo Fabrizi descrive le valvole lungo tutto il percorso delle vene. Tuttavia non pervenne alla scoperta della circolazione del sangue, alla quale invece arrivò, proprio partendo dai suoi studi, il suo allievo inglese William Harvey.

 L'attività chirurgica: le sue opere principali sono l'Opera Chirurgica e il Pentateucon Chirurgico. Nell'Opera Chirurgica, Girolamo Fabrizi dimostra di essere un anatomista scrupoloso e attento il quale descrive numerosi interventi su vari organi ed apparati, dall'occhio, al basso ventre, alle varici, alle ossa. Nel Pentateucon Chirurgico egli si occupa di patologia chirurgica, in particolare di tumori, piaghe, ulcere, fratture, lussazioni.

 L'attività ortopedica: i suoi studi sono sintetizzati in una bellissima tavola nota comunemente come "l'uomo di ferro". L'opera ortopedica di Girolamo Fabrizi è simile all'opera di Galeno, seppure, in alcuni punti, se ne discosti. Infatti egli tratta delle rigidità post - traumatiche del gomito, da nessuno curate prima di lui, e ne consiglia la terapia indicando una ginnastica graduale con l'uso di ferri, che egli stesso crea. Modellando poco a poco gli arti distorti, deviati o anchilosati, al fine di ridare loro il movimento e la forma abituale, anticipa quei concetti che solo circa duecento anni dopo hanno dato vita alla nuova ortopedia moderna.

 L'opera embriologica: ha il merito di aver studiato la formazione dell'embrione sia negli animali che nell'uomo e di averla raffigurata in tavole anatomiche. Girolamo Fabrizi stabilì quindi, in una sorta di scala zoologica, le varie forme della placenta e, circa tre secoli dopo, a dimostrazione di quanto fossero perspicaci le sue teorie, l'Ercolani si servì dei suoi studi e delle sue ricerche per giungere alla distinzione tra placenta ristretta e diffusa. Girolamo Fabrizi descrisse per primo le anastomosi artero - venose della placenta, il feto dentro l'utero materno in diversi atteggiamenti, il foro di Botallo e il canale arterioso, seguendone la evoluzione.

 La Borsa di Fabrizi e la immunologia: nel De formatione ovi et pulli, uscito nel 1621, dopo la sua morte, in cui Fabrizi studiò la formazione dell'embrione nel pollo, egli descrive per primo una vescicola o sacca che chiamò "borsa di Fabrizi". Negli ultimi trent'anni ad opera di ricercatori americani è stata scoperta una stretta relazione tra la "borsa di Fabrizi" e il sistema immunologico, riconoscendo che essa influenza la capacità di produrre anticorpi.


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